Durezze e morbidezzze

Le varie forme di integrazione fra elettronica e strumenti del rock sono il filo conduttore della seconda serata. Chris Cutler, leggendario batterista della scena sperimentale inglese, si è esibito con un complesso set di batteria elettrificato, le cui sottili nuance vengono trasformate in una successione di macchie di colore, situazioni magmatiche, iridescenze ipnotiche. Cutler è stato il batterista della band Henry Cow (ma anche, in vari periodi, di Art Bears, News from Babel, Pere Ubu, Gong), e ha collaborato, in oltre cento dischi, con artisti come Fred Frith, Zeena Parkins, The Residents.

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Chris Cutler alle prese con la sua batteria preparata.

Più rilassata, dove gli umori crepuscolari tipici della 4AD si stemperano quasi nella new-age, lo spettacolo di Robin Ghutrie, chitarrista dei Cocteau Twins, tutto fatto di tessiture morbidissime ed eteree. Galerie Show è, come lo definisce Guthrie stesso, un landscape elettronico, concepito per sovraccaricare i sensi di esperienze visive e sonore. Il video, sintesi di diverse ore di girato attorno al mondo, è stato premiato lo scorso anno allo Scopitone Festival di Nantes e all’ATP di New York.

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I colori tenui di Robin Guthrie.

Alla morbidezza di Guthrie si oppone il violentissimo urto sonoro della chitarra elettrica di Christian Fennesz, la cui massa compatta viene rielaborata da un complessa serie di distorsioni ‘glitch’ create dal computer. Un ascolto mesmerizzante, che costringe ad immedesimarsi in una comune esperienza sonora, sfibrante quanto affascinante.

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Christian Fennesz colto davanti ad un organo vintage della Eko durante la visita al Museo del Synth Marchigiano.



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