Stile e funzionalità

A colpire maggiormente in WriteNow sono due aspetti complementari: la velocità e l’eleganza.

A proposito dell’eleganza, nel primo volume del vecchio Inside Macintosh troviamo una definizione molto anglosassone della questione: eleganza è il non dare nell’occhio, è mantenere una grande coerenza in tutte le parti del programma, soprattutto è creare le condizioni perché l’utente possa concentrarsi sul proprio lavoro. Una definizione decisamente poco considerata in questa disordinatissima epoca di decadenza.

La velocità è caratteristica tangibile durante tutte le fasi del lavoro. Primo: nonostante la pagina appaia davvero come verrà stampata, lo scorrimento del cursore è fulmineo anche su macchine lentine, tanto che si può decidere di rallentarne un pochino la corsa. Secondo: la fame di risorse è contenuta, e il sistema risponde complessivamente meglio. Terzo, molto caro a chi come il sottoscritto passa le notti d’estate con il PowerBook sottobraccio: il codice viene caricato progressivamente, man mano che lo si utilizza; mettendo da parte la connaturata tirchieria e dedicando a WriteNow un po’ di Ram in più l’hard disk si accenderà sempre più di rado, con gran risparmio di energia e di pazienza.

Più ancora, mi interessa sottolineare la velocità operativa. Tutto è dove dovrebbe essere, facile da trovare anche per un bambino. È sempre così: si lavora meglio su una scrivania ordinata che non su una affollata da ogni ben di dio in cancelleria e materiale di consultazione.

Pulizia, ordine dell’ambiente di lavoro e stile sono palesati, secondo me, anche dalla conservazione del punto di inserimento quando un documento viene chiuso, e dal grazioso clic meccanico che fanno gli indicatori di margine e tabulazione sul righello quando vengono spostati. Molto realistico, molto carino.

A proposito di righello formati e stili, la gestione in WriteNow batte per semplicità quella di tutti gli altri wordprocessor. Primaditutto, il formato di un paragrafo o di un passo qualsiasi del testo può essere copiato ovunque con un semplice comando di menu, senza dover creare uno stile apposito.

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Gli stili possono essere copiati da altri documenti.

E, non meno importante, la creazione di stili di carattere e di paragrafo è di una semplicità disarmante. Ancora una volta, tutto è dove e come dovrebbe essere per chi non ha un master in ingegneria dei sistemi alle spalle: si apre una finestra di dialogo e si scelgono i formati da menu e da righello (pratica ormai abbandonata da un vecchio mostro sacro del wordprocessing su Mac, sostituita da un metodo decisamente più complicato).

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La finestra per la creazione degli stili di paragrafo. I menu di formato dei caratteri e il righello rimangono attivi. Allo stile si può assegnare una combinazione di tasti.

Dopo la creazione di uno stile personale la cornice inferiore della finestra si arricchisce di un nuovo menu, da cui scegliere rapidamente il formato desiderato. Ogni finestra di documento ha i suoi indicatori di pagina e i suoi menu di stile. Niente barre di stato alla Windows – tra il documento e l’utente non ci sono elementi intermedi, si lavora sul testo e non su oggetti all’interno di un’applicazione, proprio come vuole la vecchia filosofia di Inside Macintosh.

Altro punto di forza di WriteNow sono le tabelle. Ci sono stili personalizzati che inseriscono automaticamente legende e ombre di sfondo. La conversione testo->tabella e tabella->testo è possibile in qualsiasi momento. La lunghezza delle tabelle è limitata a una pagina, quindi non pensate di poterci scrivere sceneggiature all’italiana.

È sempre possibile dare alla pagina un formato multicolonna (stile giornale, con flusso dal piede di una colonna alla testa della successiva), ma il formato è applicato all’intero documento.

Buona, infine, la gestione delle lettere circolari, assistita da appositi menu con comandi di fusione e variabili già pronte.



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