Descrizione del DR-1

Il piccolo registratore Tascam è in realtà uno dei dispositivi più “corpulenti” della sua categoria. Poco più piccolo dei più massicci Sony PCM-D50 e Marantz PMD660, è decisamente più grande dell’H2 di Zoom, del MicroTrack II di M-Audio, o dell’LS-10 di Olympus. L’impressione generale è di buona progettazione e, nonostante la scocca in plastica, di apprezzabile robustezza.

Le dimensioni generose hanno come conseguenze positive uno schermo ben leggibile ed una più comoda disposizione dei controlli. L’interfaccia utente è chiara, pulita e funzionale. Il tasto Menu apre una lista di parametri, tra cui si naviga con una ghiera (che fa tanto iPod) e con i tasti di trasporto. Ammirevole il fatto che le impostazioni per la registrazione non siano state sepolte in un labirinto di voci, ma sia stato loro dedicato il tasto laterale Setting, accessibile al volo nelle delicate fasi della registrazione. È altrettanto apprezzabile la presenza di una comoda rotellina laterale per regolare il volume di registrazione, fatto che può salvare la serata quando l’indicatore luminoso di distorsione (Peak) inizia ad accendersi un po’ troppo spesso.

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I controlli del lato destro.

Controlli dedicati sono riservati anche al riascolto rallentato e agli effetti, come pure al volume del riascolto e del mix tra base e solista (di cui parliamo più avanti).

Chi è tentato di confondere questo registratore con un dittafono, lamenterà l’assenza di un altoparlantino integrato. Trattandosi di un registratore audio dedicato alla musica, però, è più corretto riascoltare la registrazione in cuffia per evitare un fastidioso feedback tra diffusore e microfono integrato. A casa o in studio, l’uscita cuffia si sdoppia come uscita di linea per il collegamento ad un impianto hi-fi.

Tascam ha avuto davvero il braccino corto al momento di decidere quali accessori mettere nella scatola. Praticamente, non ne ha messo nessuno. Con il registratore arrivano un minuscolo manuale introduttivo, il cavo Usb, la batteria ricaricabile, e una spartana custodia di feltro per il trasporto. Il manuale completo (disponibile anche in italiano) è un Pdf contenuto nella scheda SD. In compenso, la scheda SD è di un Gigabyte, che al momento di scrivere rappresenta la dotazione più generosa dell’intera categoria.

A parte viene veduto un economico kit (AK-DR1) comprendente un adattatore per asta microfonica, una cuffia antivento in spugna, e un mini-cavalletto flessibile. Sul mercato parallelo è da sempre possibile reperire (anche se non necessariamente in Italia) accessori alternativi di buona qualità.

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Say Hello to Dr. “Furry” One, con il suo nuovo cappello di pelliccia.

Un accessorio che sembra mancare completamente è un aggancio per cintura, particolarmente utile quando si registra in movimento. Manca anche un telecomando (fornito invece con il Roland R-96HR), che avrebbe reso più comodo l’accesso a distanza.

Il DR-1 può registrare a 16 o 24 bit, con frequenza di campionamento di 44.1 o 48kHz. Alcuni concorrenti permettono di scegliere anche anche i 96kHz, ma c’è da chiedersi quale sia l’effettiva utilità di una frequenza così alta in dispositivi di questo genere, certo non dotati di componentistica audio adeguata.

L’audio è salvato nella scheda SD come file non compresso Wav, oppure in Mp3 con una scelta di vari gradi di compressione. La scheda fornita di serie può garantire circa un’ora di registrazione alla qualità massima, o parecchie ore con la compressione. Peccato, per chi registra interviste con un solo microfono, che la registrazione in mono non dimezzi le dimensioni del file.

Il DR-1 può comportarsi da semplice lettore di file audio, con tanto di liste personalizzate e visualizzazione delle informazioni Id3 (come il titolo del brano o il nome dell’autore).



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