Il gap culturale


Tutto incomincia dalla triste constatazione che l’Europa, confrontata a Stati Uniti e Giappone, si trova molto indietro nell’uso delle nuove tecnologie a scuola e nell’autoistruzione. Non solo: meno persone frequentano l’università e meno ancora portano a termine gli studi con successo. Come conseguenza un terzo dei giovani sotto i venticinque anni è disoccupato, le prospettive per affrontare con la dovuta preparazione un mondo del lavoro sempre più difficile sono pessime, le iniziative pubbliche nei vari stati che compongono la futura Unione Europea sono sporadiche e spesso mal indirizzate.

L’educazione, ricorda Patt Montgomery, responsabile education di Apple, è già ora il secondo mercato per l’informatica nel mondo. In America e in Giappone l’informatica è il mercato più importante, mentre la crisi dell’informatica europea è sotto gli occhi di tutti. Colmare il gap tecnologico e culturale fra l’Europa e le altre comunità industrializzate è allo stesso tempo importante per preservare la specifica offerta europea, la creatività, e inventare nuovi posti di lavoro in un settore con enormi prospettive di espansione.

Ad illustrare questo intento hanno contribuito, tra gli altri, personaggi della Apple, della Deutsche Telecom, della Hachette, del mondo universitario, e naturalmente alti esponenti della Comunità Europea.

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Un’immagine dalla conferenza “BBC One World 96”. La pagina web è una raccolta di interventi registrati ascoltabili via Real Audio.

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