Librerie orchestrali per computer

La diffusione del personal computer in ambito musicale non poteva non suggerire soluzioni interessanti anche nel settore del campionamento. Alla fine degli anni '90, con Unity DS1 di BitHeadz i campionatori smettono di essere pesanti scatole di metallo ed entrano nel computer sotto forma di strumenti software. Nemesys introduce in Gigasampler (poi acquisito [e infine dismesso] da Tascam) la tecnica dello “streaming from disk”, in cui alla memoria RAM (costosa e per forza di cose disponibile in quantità limitata) si sostituisce la lettura diretta dal disco rigido. Questa nuova tecnologia, poi adottata anche da altri software (come EXS24 di Emagic, HALion di Steinberg o Kontakt di Native Instruments) consente di lavorare con campioni di dimensioni praticamente illimitate. La prima vittima di questa rivoluzione è l’arte sottile del loop.

unityds1

Il pionieristico Unity DS1 di Bitheadz portava il campionamento su computer.

Il vantaggio, dovendo gestire librerie impegnative come quelle orchestrali, è evidente. Iniziano quindi ad apparire progetti di dimensioni mastodontiche, la cui realizzazione richiede a volte investimenti milionari e la costruzione di appositi studi di registrazione (come nel caso di Prosonus, Sonic Implants e VSL). I campionatori software permettono inoltre di passare dai 16 ai 24 bit, indispensabili a catturare tutte le sfumature dei suoni acustici. Se i 16 bit sono infatti più che sufficienti quando l’escursione dinamica è ridotta (come nelle produzioni pop, in cui si tende a tenere il livello della musica costantemente alto), non lo sono quando gli scarti dinamici sono più ampi, e nel pianissimo si rischia di non avere abbastanza risoluzione per separare il suono dal rumore di fondo (nella musica orchestrale il contrasto dinamico è fondamentale per dare un’idea di “spessore” e di “piani sonori”).

La maggior quantità di memoria “in linea” permette di aumentare il numero di livelli di dinamica che compongono uno strumento. Se le librerie per campionatori hardware si limitavano in genere a due soli livelli (pp e ff), lasciando ai filtri il compito di simulare i livelli intermedi, con i campionatori software ad ogni livello di dinamica scritto (ppp, pp, p, mp, mf, f, ff, fff) può corrispondere un campione separato. Ogni livello di dinamica è quindi campionato con il suo giusto contenuto di armonici, a tutto vantaggio di un senso complessivo di “apertura”, di “respiro del suono” e – in definitiva – di realismo.

Kontakt_Edit

In una libreria di Kontakt i parametri normalmente nascosti sono molti. Compito del software è nascondere tutta questa complessità.

Aumenta anche il numero di articolazioni, che si fanno difficili da gestire. Si pone il problema di selezionare le arcate, gli sforzando, il pizzicato. Garritan propone una prima soluzione con il Maestro Tool che accompagna la sua Strings Orchestra: in pratica, tra il sequencer o il programma di notazione e il campionatore si inserisce uno strato di controllo, una specie di partitura di sole articolazioni che procede parallelamente alla lettura delle note. Quando il sequencer invia una nota, Maestro Tool le unisce un’articolazione e seleziona nel campionatore il suono giusto. Questa tecnica verrà impiegata, poco dopo, anche da Vienna Symphonic Library (VSL) con l’Alternation Tool e il Performance Tool.

Kontakt_Layers

L’area di edit permette di vedere come vengono disposti i layer. Nella lista a sinistra si vede l’elenco dei multicampionamenti corrispondenti alle singole articolazioni (sustain, legato, upbow, trill…, cioè tenuto, legato, arcata in su, trillo…). L’estensione del multicampionamento è rappresentato graficamente nel diagramma sulla destra.

Kontakt_Layers_Samples

Accedendo all’edit di un multicampionamento si può vedere l’elenco dei singoli campioni che lo compongono, e le note a cui sono assegnati.

Kontakt ricorre invece alla tecnica del keyswitch: alcune note fuori registro permettono di selezionare le varie articolazioni prima che venga suonata una nota. Il vantaggio evidente è quello di poter inserire nella stessa partitura sia le note da suonare che quelle deputate al controllo. (La più tarda introduzione dello scripting permetterà una selezione “intelligente” delle articolazioni in funzione di dinamica, modulazione, pedale, o anche del numero di note suonato). Nel programma di notazione Sibelius questa tecnica è abilmente mascherata: le diverse articolazioni vengono comodamente selezionate scrivendo in partitura l’apposita indicazione di tecnica musicale – esattamente come si farebbe scrivendo con carta e penna. Pizzicato richiama un pizzicato, arco la posizione normale dell’archetto.

Kontakt_Keyb

Nella parte bassa si vede la rappresentazione di una tastiera in cui appaiono due zone di colore diverso: quella rosa (A) mostra i keyswitch, quella celeste (B) l’effettiva estensione del suono.

Liberi dai vincoli imposti dalle vecchie limitazioni tecnologiche, gli autori possono finalmente dedicarsi completamente a sviluppare la personalità delle loro librerie. Ognuno segue una strada almeno parzialmente diversa per caratterizzare il proprio suono. Ad esempio, Sonic Implants, con la sua Symphonic String Collection (2002), cerca di risolvere il problema dell’inverosimile enormità degli accordi. Quando si suona un accordo di archi, in genere il numero già cospicuo di strumenti registrati viene moltiplicato per il numero di note costitutive dell’accordo. La soluzione scelta è quella di campionare un numero ridotto di archi per ciascuna nota, in modo da mantenere il suono sempre e comunque trasparente. La stessa filosofia guiderà la casa di Jenniffer Hruska nella realizzazione della Complete Symphonic Collection (2006).

Come nel caso delle librerie di Garritan e Sonic Implants, anche la realizzazione di The Orchestral Collection (2004) di Prosonus è guidata dall’idea di fornire suoni immediatamente usabili, subito evocativi. Al contrario, l’europea Vienna Symphonic Library (VSL, 2003) è concepita per offrire la massima precisione: i suoni hanno un carattere neutro, quasi asettico; sono privi di riverbero ambiente ed estremamente oggettivi. Ricordano il carattere puro dei colori acrilici, più che quello pastoso dei colori ad olio. La VSL, cresciuta nel tempo a dimensioni sempre più smisurate, è una collezione di colori forniti in un numero inverosimile di sfumature. C’è una forte attenzione alle dinamiche, alle forcelle di crescendo e diminuendo, al realismo del legato, alla qualità del ribattuto, alla credibilità di scale e acciaccature. Insomma, la VSL è un maniacale (e probabilmente riuscito) tentativo di creare un perfetto automa musicale (o un impressionante Golem acustico?).



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